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	<title>Donne per Milano</title>
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		<title>donne, giovani : talenti civili</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 15:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Maturava da tempo l&#8217; idea di avviare un&#8217; iniziativa seria che valorizzasse competenze e valori di tantissime persone  che solo per il fatto di non aderire alle solite prassi di relazioni fanno fatica ad essere evidenti e o a farsi sentire. Ho tentato di coinvolgere  le istituzioni, ho provato a cercare risorse per avere i mezzi necessari per dare corpo ad un progetto, ma oggi ho capito che posso farlo anche da sola, con tutte le amiche e gli amici della rete  a cui chiedo sin da subito aiuto.<br />
Il mio obiettivo: raccogliere i nominativi e i profili di quei talenti civili :donne, giovani e uomini, che grazie alla loro formazione civile, professionale e culturale, abbiano la volontà di dare un contributo in base al loro ambito di competenza.<br />
Raccoglierò tutto classificando attraverso schede che metterò  a disposizione e renderò visibili e condivisi i profili perchè si possa disporre di una banca dati costruita attraverso la partecipazione reale di chi vuole  mettere a disposizione le proprie esperienze sociali rivolte alla pubblica utilità.<br />
bene ora aprirò una fan page su facebook e il mio account galeazzo@gmail.com per lanciare il progetto.<br />
I prerequisiti per aderire all&#8217; iniziativa:<br />
- competenza<br />
- passione sociale e civile<br />
- onestà<br />
La scheda che metterò presto in rete sarà composta da questi campi:<br />
*qualche riferimento personale essenziale<br />
*elementi di formazione civile<br />
*settore in cui si vuole dare un contributo<br />
*riferimenti valoriali</p>
<p>Si accettano suggerimenti e aiuti</p>
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		<title>l’antico modello della reclusione morbida</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 09:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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L’8 marzo ho ricevuto in regalo un libro edito da un piccolo editore  che ha considerato interessante pubblicare una tesi di laurea in Storia greca nella facoltà di Scienze Storiche all’Università La Sapienza  di Roma selezionata nella sezione saggistica del premio “Cingari” a Reggio Calabria nel 2006. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://xn--h1aafme.net/%E8%EA%EE%ED%E0-%E7%E0-%EF%EE%E4%E0%F0%FA%EA">&#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1072; &#1079;&#1072; &#1087;&#1086;&#1076;&#1072;&#1088;&#1098;&#1082;</a></font><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://ikoni.eu/">&#1061;&#1091;&#1076;&#1086;&#1078;&#1085;&#1080;&#1082;</a></font>L’antico modello della reclusione morbida</p>
<p>L’8 marzo ho ricevuto in regalo un libro edito da un piccolo editore  che ha considerato interessante pubblicare una tesi di laurea in Storia greca nella facoltà di Scienze Storiche all’Università La Sapienza  di Roma selezionata nella sezione saggistica del premio “Cingari” a Reggio Calabria nel 2006. Nel 2009 il Viaggio nell’universo femminile della Magna Grecia, di Francesca Izzi, nata a Roma nel 1981, ha visto la luce grazie a Altro Mondo editore.<br />
Tra i tanti paradigmi di questa analisi vi è quello della reclusione in casa delle donne nel costume della <strong>Magna Grecia </strong>– e in generale di tutto il mondo antico – ovvero, come scrive nella prefazione Giuseppina Mellace, “non potere partecipare alla vita politico-sociale del paese, non potere disporre dei propri beni e, soprattutto, non poter scegliere il proprio futuro come si constata oggi in tanti paesi fondamentalisti”.<br />
Nel libro di <strong>Francesca Izzi</strong> si racconta – tra tante altre storie, tra cui le più affascinanti sono quelle dedicate alle Sirene  – la vicende delle <strong>Pitagoriche che hanno sfidato i pregiudizi del tempo conducendo la loro battaglia nel campo dell’istruzione.  </strong><br />
L’alfabetizzazione e la cultura come principale bagaglio nella storia delle donne a sostegno della loro emancipazione.<br />
I modelli culturali e sociali dell’Occidente sono evidentemente evoluti. Ma nei contesti occidentali – e negli ambiti che si ritengono culla di civiltà dell’Occidente – antiche forme di sperequazione sono baratri incolmabili anche rispetto alla storia bimillenaria. L’emancipazione della donna è una lunga, impervia, risalita. Con tratti liberatori e tratti di involuzione, che nei secoli si sono avvicendati. E che – al saldo finale del presente – presentano irrisolti impressionanti, soprattutto se commisurati ai modelli strutturati dell’età antica.<br />
La civiltà sposta i suoi paradigmi di potere e di relazione con una velocità infinitamente inferiore a quella dei consumi, delle tecnologie, della produzione del reddito, della moda. Anche se poi i sistemi relazionali connessi alla produzione e ai consumi hanno riempito i vuoti: la donna ha assunto ruoli nel processo produttivo perché il capitalismo ha allargato di necessità le maglie del mercato (per avere più consumatori ha dovuto avere più produttori) e la condizione di emancipazione finanziaria ha imposto l’accorciamento, sempre più radicale, della condizione segregativa.<br />
Ma i residui storici del modello della reclusione morbida sono rimasti culturalmente in piedi con l’appoggio di un emisfero sud dell’antica civilizzazione mediterranea che ha riguardato sempre più la fascia delle popolazioni che hanno subito il fondamentalismo religioso. Residui mai estinti, mai espugnati integralmente, mai sradicati non solo e non tanto “nella testa degli uomini” ma nelle regole e nelle convenzioni dello stereotipo sociale corrente.<br />
Se non si mette il pensiero alla storia non si coglie questa marcia durissima, dolorosa, non conclusa del mondo femminile, al quale i secoli paralleli alla rivoluzione industriale – dunque l’ultimo spicchio della vicenda – hanno fornito l’occasione di un adattamento. La donna divenuta operaia, impiegata, artigiana; poi creativa, poi ancora professionista e infine manager nell’evoluzione della società industriale ha dovuto compiere il passo più impervio del percorso. Quello di dimostrare di accettare il ruolo riproduttivo – per amore di sé, della vita, dell’umanità e del creato – rifiutando il nuovo paradigma e cioè che questo ruolo avrebbe costato il prezzo di un depotenziamento della propria emancipazione, una nuova modalità di tenere in vita il principio della reclusione morbida.<br />
Eccoci così proiettati nel presente, nel presente occidentale in tutta la sua estensione, nei nostri stessi contesti di vita in cui nord e sud si mescolano, si globalizzano, si compenetrano. Fondendo innovazione e stereotipo, ovvero nuovi punti di equilibrio nel processo delle pari opportunità e nuovi adattamenti dello stesso vecchio, vecchissimo stereotipo del mondo.<br />
La crisi economico-finanziaria-occupazionale in atto è una minaccia seria per la regressione di questo punto di equilibrio.<br />
Con la scusa di razionalizzare i costi del sistema famigliare e con la scusa di puntellare il disavanzo demografico dell’occidente, sta ripartendo un’idea morbidamente reclusoria della donna che rende i sistemi sociali e i contesti di lavoro più tolleranti, ovvero più arrendevoli, rispetto all’espulsione delle donne dal processo produttivo e quindi la soglia di difesa di quella vecchia gloriosa marcia di progressiva emancipazione in sostanza abbassata.<br />
Non a Teheran – sia chiaro – ma a Milano.<br />
Non nel cuore di società che hanno visto di recente giovani e donne mescolare pulsioni liberatorie ancora caratterizzate, infatti, più da fattori sociali che politici.<br />
Ma nel cuore di società urbane che due secoli fa avevano offerto una visione illuminata al rapporto tra generi e poteri.<br />
Dove – solo per fare un esempio – solo l’8% delle impiegate mamme raggiunge una posizione dirigenziale (indagine di Paola Profeta e Alessandra Casarico della Bocconi).<br />
O – come scrive Gian Antonio Stella (Corriere della Sera, 7 marzo 2012) l’occupazione delle donne italiane in età feconda è di 12 punti sotto la media europea.<br />
E’ in questi contesti che ci si ritrova, a terzo millennio avviato, a dover fare riflessioni del tipo: “Ma quando mai un uomo viene identificato con il suo essere prima di tutto padre?”. E’ in questi contesti che per difendere la donna più assediata da sollecitazioni espulsorie si deve compendiare che, sul lavoro, “le donne sono più equilibrate, sono più rigorose nel rispetto di tempi e orari, non si prendono troppi incarichi per fare bene quello che fanno; sanno far quadrare i conti, sono meno imbroglione, hanno una managerialità partecipativa e non basata sul terrore; sanno guardarsi dai capi  che hanno avuto problemi con le loro madri” (il compendio è tratto da testi di buon senso che riguardano vicende contemporanee).<br />
Queste le riflessioni del mio 8 marzo, grazie a una buona tesi di laurea di una ragazza moderna che si difende anche con lo sguardo alla verità della storia.<br />
Mentre nelle sale cinematografiche è annunciato l’ultimo film di Radu Mihaileanu, La sorgente dell’amore, segnalatosi a Cannes, che questo grande e ironico regista  dedica alle donne capaci di “promuovere la nascita di un nuovo ciclo, perché grandi vittime di questi tempi e perciò desiderose di riscatto e di nuove strade”( Repubblica, 6 marzo 2012).</p>
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		<title>A Elsa, Emma, Susanna</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 11:21:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Wikipedia ci ricorda con corretta sintesi una storia su cui si sono versati fiumi di inchiostro e anche qualche ettolitro di sangue. La caccia alle streghe.
“Con il termine caccia alle streghe si indica la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wikipedia ci ricorda con corretta sintesi una storia su cui si sono versati fiumi di inchiostro e anche qualche ettolitro di sangue. La caccia alle streghe.<br />
“Con il termine caccia alle streghe si indica la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure ed infernali dalle quali ricevere i poteri per danneggiare l&#8217;uomo, specialmente nella virilità, o nello sciogliere o legare amori”.<br />
Il fenomeno storico – con queste caratteristiche &#8211;  durò dalla fine del 15° secolo all’inizio del 18°. Riguardò il mondo occidentale cristiano. Poi, in quanto tale, il fenomeno fu oggetto di indagine storica. Ma la fortuna di questa espressione non è legata alla fortuna della storia, ma al riverberarsi nel presente di una persistente conflittualità tra generi che, appunto, mantiene vivi due nessi: una precondizione (la paura) e una conseguenza (la punizione).<br />
Dice ancora Wikipedia:<br />
“Nella terminologia moderna, per estensione, con &#8220;caccia alle streghe&#8221; si indicano fenomeni persecutori di determinate categorie di persone basati sul fanatismo ideologico e su un presunto pericolo sociale atto a scatenare il panico, per cui si giunge a negare i normali diritti di difesa agli accusati e ad avere scarsa considerazione della loro reale colpevolezza o innocenza”.<br />
Come per tutte le storie metaforiche esse scorrono nel cielo della rappresentazione con vicende esemplari, storie da film, contenuti da romanzo. E poi scorrono nella terra sassosa e accidentata della nostra vita quotidiana, dei nostri luoghi di lavoro, dei nostri uffici a modulo, delle nostre procedure regolate da negoziati sindacali. In un momento in cui le questioni del lavoro vedono tre protagoniste forse non casualmente impersonate da donne con una certa personalità (il ministro del Lavoro Elsa Fornero, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e la segretaria della CGIL Susanna Camusso) chissà che non si liberino le condizioni di verità di molti irrisolti su questa materia. Facendo i conti con la crisi che attraversiamo, con le risorse che mancano,  con i sacrifici che debbono essere indossati da chi ha senso di responsabilità. Ma impedendo processi oscuri e consentendo la trasparente visibilità dei fatti. Alle donne che hanno più responsabilità, anche quella di battersi per questa regola. Ma a tutte noi il dovere, ove informate, di non stare zitte.</p>
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		<title>Un 2012 al femminile?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 11:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#1041;&#1086;&#1075;&#1086;&#1088;&#1086;&#1076;&#1080;&#1094;&#1072;Intanto auguri di grandi e profondi cambiamenti per tutte e tutti  !!!
Cosa potrà fare ciascuna di noi per agire i cambiamenti necessari?
- andare a vedere un film straordinario come &#8220;The Artist&#8221; e farsi toccare la mente e l&#8217; anima per poter affrontare al meglio l&#8217; innovazione necessaria;
- leggere &#8221; Donne che corrono coi lupi&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://xn--h1aafme.net/%E8%EA%EE%ED%EE%EF%E8%F1">&#1041;&#1086;&#1075;&#1086;&#1088;&#1086;&#1076;&#1080;&#1094;&#1072;</a></font>Intanto auguri di grandi e profondi cambiamenti per tutte e tutti  !!!<br />
Cosa potrà fare ciascuna di noi per agire i cambiamenti necessari?</p>
<p>- andare a vedere un film straordinario come &#8220;The Artist&#8221; e farsi toccare la mente e l&#8217; anima per poter affrontare al meglio l&#8217; innovazione necessaria;<br />
- leggere &#8221; Donne che corrono coi lupi&#8221; per trovare la forza della natura selvaggia e coraggiosa che ciascuna di noi ha in sè stessa per fronteggiare i contesti ostativi che ci circondano;<br />
- rispondere a questa malvagia crisi economica prodotta dagli uomini con il cuore a forma di salvadanaio con il recupero dell&#8217; essenzialità come valore di equità senza smettere di indignarsi  rispetto all&#8217; ingiustizia che ci circonda;<br />
- diventare protagoniste di un futuro migliore anche a prezzo di battaglie coraggiose e sincere;<br />
- evitare il contagio dei senza scrupoli;<br />
- sviluppare e diffondere la cultura della tecnologia della comunicazione  anche se viviamo in un paese arretrato perchè troppo legato alle lobby di potere ottuse e avide;<br />
- alimentare reti di persone per bene che , uniche , possono cambiare il mondo.</p>
<p>Buon 2012 a tutti<br />
-</p>
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		<title>il nobel per la pace a tre donne</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 14:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[grazie a Roberto per il link
http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2011/press.html
The Nobel Peace Prize for 2011
The Norwegian Nobel Committee has decided that the Nobel Peace Prize for 2011 is to be divided in three equal parts between Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee and Tawakkul Karman for their non-violent struggle for the safety of women and for women’s rights to full [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a Roberto per il link</p>
<p>http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2011/press.html</p>
<p>The Nobel Peace Prize for 2011<br />
The Norwegian Nobel Committee has decided that the Nobel Peace Prize for 2011 is to be divided in three equal parts between Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee and Tawakkul Karman for their non-violent struggle for the safety of women and for women’s rights to full participation in peace-building work.  We cannot achieve democracy and lasting peace in the world unless women obtain the same opportunities as men to influence developments at all levels of society.</p>
<p>In October 2000, the UN Security Council adopted Resolution 1325.  The resolution for the first time made violence against women in armed conflict an international security issue.  It underlined the need for women to become participants on an equal footing with men in peace processes and in peace work in general.</p>
<p>Ellen Johnson Sirleaf is Africa’s first democratically elected female president.  Since her inauguration in 2006, she has contributed to securing peace in Liberia, to promoting economic and social development, and to strengthening the position of women.  Leymah Gbowee mobilized and organized women across ethnic and religious dividing lines to bring an end to the long war in Liberia, and to ensure women’s participation in elections.  She has since worked to enhance the influence of women in West Africa during and after war.  In the most trying circumstances, both before and during the “Arab spring”, Tawakkul Karman has played a leading part in the struggle for women’s rights and for democracy and peace in Yemen.</p>
<p>It is the Norwegian Nobel Committee’s hope that the prize to Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee and Tawakkul Karman will help to bring an end to the suppression of women that still occurs in many countries, and to realise the great potential for democracy and peace that women can represent.</p>
<p>Oslo, October 7, 2011</p>
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		<title>valori femminili per salvare la finanza</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 14:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da diffondere
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da diffondere</p>
<p>http://www.ted.com/talks/lang/ita/halla_tomasdottir.html.</p>
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		<title>Susanna Camusso e le donne : pensieri</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 15:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho ascoltato Susanna Camusso parlare a Milano del lavoro delle donne in una stagione di crisi e di rischio.
Penso che la regola di “Se non ora quando” sia l’elemento nuovo (metodologicamente) del dibattito sulle donne.
Pur avendo la sinistra un’evidente influenza sulla crescita di “movimento” di questa realtà, persino Siena ha cercato di arginare con forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ascoltato Susanna Camusso parlare a Milano del lavoro delle donne in una stagione di crisi e di rischio.<br />
Penso che la regola di “Se non ora quando” sia l’elemento nuovo (metodologicamente) del dibattito sulle donne.<br />
Pur avendo la sinistra un’evidente influenza sulla crescita di “movimento” di questa realtà, persino Siena ha cercato di arginare con forza lo schematismo del dibattito della politica tradizionale. Se lo dice un partito si sinistra va bene, se lo dice uno di destra non va più bene. O viceversa.<br />
Dunque la Camusso vede per le donne rischi maggiori in questa fase: più espulsioni dal processo produttivo, più manipolazione del rapporto tra età e rendimento, più pericolo di fronte a riforme restrittive della previdenza. Qui c’è una questione grande come una casa: le pensioni di reversibilità. Pensare che dietro alla vita di lavoro di un uomo non ci sia una donna che abbia concorso in modo decisivo alle condizioni di quel percorso è negare un’evidenza ancora socialmente immensa. Dunque immaginare che una donna, una volta accertata la sua marginalità produttiva e sfiorita la sua estetica (per come molti ancora la vivono) passi anche in miseria è davvero un pensiero perverso.<br />
Insomma, ho pensato tre cose. Che la Camusso diceva cose giuste. Che non è più il momento di valutare con il manicheismo dei partiti queste cose. Che se – approfittando della condizione rara di una donna a capo della CGIl e di una donna a capo di Confindustria – queste cose le sostenesse (come penso le sostenga) anche Emma Marcegaglia, noi avremmo fatto un altro passo avanti in quel territorio irto e in salita che si chiama “riforma della politica”.</p>
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		<title>Cristina Comencini: una nota importante</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 16:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1086;&#1075;&#1088;&#1072;&#1092;&#1080;&#1103;&#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1086;&#1087;&#1080;&#1089;Caro direttore
Nell&#8217;articolo sul Corriere del 17 agosto (Lo sviluppo riparta al femminile. Quattro proposte sulla manovra) Letizia Moratti presenta delle modifiche dirette a favorire le donne e lo fa a partire da un&#8217;analisi condivisa in larga parte dal movimento Se non ora quando. Il testo identifica infatti tra i punti più gravi della situazione italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://xn--h1aafme.net/">&#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1086;&#1075;&#1088;&#1072;&#1092;&#1080;&#1103;</a></font><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://ikoni.eu/">&#1080;&#1082;&#1086;&#1085;&#1086;&#1087;&#1080;&#1089;</a></font>Caro direttore<br />
Nell&#8217;articolo sul Corriere del 17 agosto (Lo sviluppo riparta al femminile. Quattro proposte sulla manovra) Letizia Moratti presenta delle modifiche dirette a favorire le donne e lo fa a partire da un&#8217;analisi condivisa in larga parte dal movimento Se non ora quando. Il testo identifica infatti tra i punti più gravi della situazione italiana la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e gli inesistenti servizi pubblici per la conciliazione di tempo e lavoro; tra i problemi dell’attuale politica economica i tagli lineari alla spesa che provocheranno ulteriori abbandoni delle donne nei settori produttivi. Appare inoltre molto pertinente l&#8217;esempio della Germania, che ha saputo incrementare massicci interventi a favore del lavoro delle donne rilanciando così lo sviluppo dell&#8217;intera economia. Del resto si tratta solo di uno degli argomenti che si possono portare a dimostrazione del fatto che la condizione delle donne è il primo metro della modernità e della civiltà di un paese.</p>
<p>Alle proposte avanzate da Letizia Moratti, che riguardano soprattutto interventi per favorire l&#8217;imprenditorialità femminile, vanno aggiunte però secondo noi molte altre questioni vitali. Letizia Moratti pone giustamente il problema della destinazione del risparmio nei costi previdenziali ottenuto con l&#8217;innalzamento dell&#8217;età pensionabile delle donne, ma dimentica che il risparmio già accantonato, e destinato per legge alle donne, ci e&#8217; stato appena «scippato» dal governo. Lo stesso governo che, tra le sue prime misure, ha anche abrogato una legge che aveva reso impossibile l’imposizione delle dimissioni in bianco per le lavoratrici in attesa di un bambino. Il ripristino delle legge contro le dimissioni in bianco e la restituzione alle donne, attraverso misure ad hoc, del risparmio dovuto all&#8217;innalzamento dell&#8217;età pensionabile, sono state richieste ferme del movimento delle donne, a cui questo governo è rimasto sordo.</p>
<p>Il welfare delle donne, che nel nostro paese tocca livelli non degni di un Paese europeo, andrebbe invece messo al primo posto di un&#8217;agenda politica che non risponda solo alle emergenze ma pensi a grandi riforme per un nuovo Paese. Tutte le risorse disponibili vanno investite oggi al servizio della crescita e del riequilibrio di discriminazioni e inefficenze che non ci permettono di sviluppare i talenti e le capacità che il nostro Paese possiede. Prime fra tutte quelle delle donne italiane, che sostengono il peso di tutto il lavoro di cura, fuori e dentro casa. Come ha, con beata innocenza, detto un importante esponente della maggioranza, l&#8217;on. Reguzzoni della Lega Nord, le donne italiane «sono il welfare» e dunque conviene che vadano presto in pensione per fare, non pagate, il lavoro sociale che puntella l&#8217;intero paese. A chi conviene? Certo non alle donne per evidenti motivi e non al Paese, che così non cresce economicamente e civilmente. Il 13 febbraio abbiamo chiarito a tutti che non si potrà più governare senza di noi. Non si può più governare contro le donne e questo è quello che sta facendo il governo con una manovra che, profondamente iniqua e ridotta a inseguire l&#8217;emergenza, non si assume la responsabilità dei veri cambiamenti richiesti. Le donne lo hanno capito e sono pronte ad assumersi la responsabilità del loro futuro, a mobilitarsi per realizzarlo, nell&#8217;interesse di tutti.</p>
<p>Comitato Promotore SeNonOraQuando<br />
17 agosto 2011(ultima modifica: 18 agosto 2011 11:34)<br />
© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>la ripresa al femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 12:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Letizia Moratti – in fase di ripensamenti su alcuni temi essenziali che concorrono all’uscita della crisi – sviluppa oggi sul Corriere della Sera una critica alla manovra finanziaria del governo perche “non vi è traccia di interventi strutturali”. Ricorda in particolare la necessità di puntare al ruolo delle donne nell’economia (welfare familiare, imprenditoria femminile, occupazione femminile) con quattro specifiche proposte. L’articolo è a pagina 44 (Opinioni) del Corriere (“Lo sviluppo riparta al femminile. Quattro proposte sulla manovra”). Mi sia consentito segnalare, con sincera soddisfazione, che i due riferimenti ad interlocuzioni sulla materia riguardano nell’articolo Gianna Martinengo a proposito di”Donne imprenditrici” e Patrizia Galeazzo a proposito di “DonneperMilano”.</p>
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		<title>Micro credito per i giovani e le donne</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 14:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
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Un’italiana prestata a Londra che non sarebbe male rivedere presto dalle nostre parti. Lily Lapenna ha 31 anni, 22 dipendenti-collaboratori, due passaporti in tasca (è nata a Londra da famiglia italiana), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font style="position: absolute;overflow: hidden;height: 0;width: 0"><a href="http://ikoni.eu/">ikoni</a></font>La segnalazione dell&#8217; articolo sull&#8217; esperienza di Lily mi sembra molto significativa. Ne riporto qualche passaggio per poter condividere l&#8217; argomento e parlarne concretamente a fine agosto.<br />
Un’italiana prestata a Londra che non sarebbe male rivedere presto dalle nostre parti. Lily Lapenna ha 31 anni, 22 dipendenti-collaboratori, due passaporti in tasca (è nata a Londra da famiglia italiana), un fidanzato originario del Bangladesh che fa il regista, circa 30 mila giovani &#8220;clienti&#8221; coinvolti nei progetti di microfinanza avviati in 168 scuole inglesi e in mezzo mondo, dalla Colombia al Kenia, dal Nepal al Ghana. Nel 2007 ha inventato e costruito da zero</p>
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