Susanna Camusso e le donne : pensieri
Ho ascoltato Susanna Camusso parlare a Milano del lavoro delle donne in una stagione di crisi e di rischio.
Penso che la regola di “Se non ora quando” sia l’elemento nuovo (metodologicamente) del dibattito sulle donne.
Pur avendo la sinistra un’evidente influenza sulla crescita di “movimento” di questa realtà, persino Siena ha cercato di arginare con forza lo schematismo del dibattito della politica tradizionale. Se lo dice un partito si sinistra va bene, se lo dice uno di destra non va più bene. O viceversa.
Dunque la Camusso vede per le donne rischi maggiori in questa fase: più espulsioni dal processo produttivo, più manipolazione del rapporto tra età e rendimento, più pericolo di fronte a riforme restrittive della previdenza. Qui c’è una questione grande come una casa: le pensioni di reversibilità. Pensare che dietro alla vita di lavoro di un uomo non ci sia una donna che abbia concorso in modo decisivo alle condizioni di quel percorso è negare un’evidenza ancora socialmente immensa. Dunque immaginare che una donna, una volta accertata la sua marginalità produttiva e sfiorita la sua estetica (per come molti ancora la vivono) passi anche in miseria è davvero un pensiero perverso.
Insomma, ho pensato tre cose. Che la Camusso diceva cose giuste. Che non è più il momento di valutare con il manicheismo dei partiti queste cose. Che se – approfittando della condizione rara di una donna a capo della CGIl e di una donna a capo di Confindustria – queste cose le sostenesse (come penso le sostenga) anche Emma Marcegaglia, noi avremmo fatto un altro passo avanti in quel territorio irto e in salita che si chiama “riforma della politica”.